Piccola antologia sul patriarcato che non c’è

Egregio Direttore,

un giorno ti svegli e scopri che in Italia c’è il patriarcato. Nel paese dei mammoni. In una società femminilizzata, come da tempo denunciano sociologi e filosofi (qui Diego Fusaro). Quando al governo, per giunta, c’è una donna presidente del Consiglio, ed è la prima volta che accade. E allora ti chiedi “Come è possibile che qualcuno si inventi ’sta storia del patriarcato? E tutti dietro?”

Beh, non proprio tutti, a dire la verità:

“È chiaro che è ridicolo tirar fuori la famiglia patriarcale, che non esiste più…”

Non ha peli sulla lingua Massimo Cacciari, filosofo e politico di sinistra, ex sindaco di Venezia. Lo afferma il 25 novembre 2023.

“Il patriarcato non esiste. Si tratta di una verità troppo evidente e banale per lasciare tale affermazione alla Destra più becera, quella che la utilizza per far proseguire un sistema sociale e culturale che discrimina e sottomette il femminile. È sufficiente richiamarsi alle basi della teoria politica per comprenderlo: chi sarebbe il capo, l’oligarchia o anche solo i quadri dirigenti di questo presunto potere patriarcale? Dove si trova la sede di tale potere? Chi ne sono i soggetti politici e sociali titolati e deputati a diffonderlo e praticarlo? Quale l’obiettivo finale? Un sano buon senso privo di ideologia basta a comprendere che non vi sono risposte soddisfacenti a queste domande, perché a mancare è il soggetto stesso di cui si vorrebbe parlare”.

Convincente, quanto scritto sopra da Paolo Ercolani, filosofo che evidentemente non ha simpatie per la destra, il 26 novembre 2023 sul Fatto Quotidiano (qui l’articolo completo). Un anno dopo, il 24 novembre 2024, in un articolo apparso sul Messaggero torna sull’argomento Luca Ricolfi, sociologo anch’egli di sinistra:

“Nelle società occidentali sono scomparsi quasi interamente i tratti distintivi delle società patriarcali: il potere dispotico del capofamiglia, il matrimonio combinato, la sottomissione dei figli (anche dei figli maschi) all’autorità genitoriale, più in generale il primato dei doveri sui diritti in quasi ogni campo della vita sociale (lavoro, famiglia, guerra)”.

Pochi giorni dopo gli fa eco sua moglie, la scrittrice Paola Mastrocola, sulla Stampa:

Se vivessimo in un sistema patriarcale, noi donne saremmo tutte chiuse in casa. A pranzo e a cena serviremmo i nostri mariti e parleremmo solo se interrogate. Invece andiamo ogni giorno dove ci pare e parliamo ovunque e a chiunque, dicendo quel che pensiamo”.

E già che ci siamo, sentiamo cos’ha da dire Paola Concia, politica di sinistra, attivista Lgbt, lesbica e unita civilmente con un’altra donna. Viene intervistata dalla Verità il 30 novembre 2024:

“In 40 anni di lotte, noi femministe al patriarcato abbiamo dato una bella botta. Ora è tramortito, rimangono gli strascichi di una cultura che ancora non si rassegna. […] Oggi noi donne oggettivamente non viviamo più con il patriarca sopra la testa, sebbene resistano disuguaglianze tra uomini e donne, come il gender gap. Il patriarca sopravvive nei Paesi dell’integralismo islamico. E in quelle comunità insediate nei Paesi occidentali che non si sono integrate”.

Insomma, pare proprio che in Italia il patriarcato non esista più da un bel pezzo. Lo affermano gentildonne e galantuomini di sinistra, che si riconoscono cioè in quella parte politica che si è intestata la nuova (vecchia?) crociata.

Lo so cosa mi vuol dire, Direttore. E le donne uccise dal partner? Che in Italia, ricordiamolo, sono un centinaio l’anno (ma il Ministero dell’Interno per il 2024 riporta il dato di 59 donne, e c’è chi scende a 34 donne), mentre i morti sul lavoro sono 1200, quelli sulla strada 3000, i suicidi sono 4000, gli aborti oltre 60.000 l’anno. E ricordiamo anche che l’Italia, dal punto di vista dei cosiddetti “femminicidi” (neologismo introdotto nel 2006 da un’antropologa messicana), è un paese più sicuro dell’Austria, della Germania, della Francia (si veda qui).

Ecco, Direttore, se non stessimo parlando di crimini efferati, di una tragedia reale e vergognosa come la barbara uccisione di una persona, l’accostamento del “femminicidio” col “patriarcato in Italia” apparirebbe indubitabilmente comico. Sarebbe come individuare la causa degli incidenti stradali nel viavai di carri e carrozze. O sostenere che se la scuola italiana non funziona è colpa dei maestri maneschi che prendono gli alunni a bacchettate sulle mani o li mettono in ginocchio sui ceci. O accusare il postino se qualche e-mail finisce per sbaglio nella cartella spam. Insomma, c’è chi ama vivere nel passato. Legittimo, ma almeno non si definisca progressista.

Se volessimo davvero combattere il patriarcato, quello vero, di cui le donne portano le ferite nella propria carne, sarebbe bene per esempio contrastare le mutilazioni genitali femminili, una piaga che colpisce 80.000 donne… nel mondo? No, in Italia, grazie all’immigrazione (qui i paesi di provenienza). Questa pratica barbara è diffusa soprattutto in paesi africani e mediorientali: da noi non esisteva! Ma non sia mai che venga messa in dubbio la bontà del multiculturalismo e della politica delle porte aperte a todos. Per cui su escissione e infibulazione non una parola, sul fantomatico patriarcato italiano fiumi di inchiostro e manifestazioni di protesta…

Viene da chiedersi: perché tutto questo? Perché gridare al lupo al lupo, se il lupo è estinto da decenni o addirittura da secoli? Il problema credo non siano gli uomini, ma una donna. Quella signora di cui dicevamo all’inizio. Giorgia Meloni diventa la prima italiana presidente del Consiglio, e per di più si dimostra capace, ma sta dalla parte sbagliata. Così ai suoi avversari viene l’idea di alzare una bella cortina fumogena. Finalmente una donna ha sfondato il soffitto di cristallo, ma non è dei nostri. E noi depistiamo, sviamo l’attenzione, denunciamo come mai prima il temibile patriarcato, il potere maschile che domina incontrastato nel nostro paese. Chissà che nessuno si accorga che la destra ci ha sfilato da sotto il sedere non solo la poltrona, ma anche il cavallo di battaglia: il femminismo. La destra tinge di rosa il potere? E noi diamo il via al tam tam mediatico: allarme, patriarcato!

Che poi, caro Direttore, per rendersi conto che è tutta propaganda, basterebbe andare a scuola, aprire un libro di geografia e dare un’occhiata alla carta della disuguaglianza di genere:

Come può notare, siamo tra le nazioni virtuose. Nel mondo c’è chi sta messo molto peggio: paesi in cui le donne davvero non hanno vita facile. Ma ora devo salutarLa: vado a preparare la cena perché se mia moglie torna dal lavoro e non trova pronto in tavola diventa una belva.

Cordiali saluti

Emanuele Gavi