Tex l’inesorabile, Tex l’imperdibile. Ecco perché l’ultimo Texone è davvero “gigante”

Egregio Direttore,

è finalmente uscito in edicola, nel classico formato “gigante”, Tex l’inesorabile, l’albo speciale disegnato da Claudio Villa.

Perché questo “Texone” è un avvenimento, e merita grande attenzione anche da parte di chi non è un appassionato di fumetti? Innanzitutto perché Claudio Villa, omonimo del reuccio della canzone italiana, è uno dei migliori disegnatori non solo della Bonelli (la casa editrice di Tex, Zagor, Dylan Dog…), ma del fumetto italiano tout court. In secondo luogo perché, per portare a termine quest’opera, Villa ha impiegato ben diciassette anni, essendo stato costretto a interrompere il lavoro a causa dei suoi numerosi impegni di copertinista. E poi perché la storia era già uscita nelle librerie, in un volume cartonato e di dimensioni ancora maggiori, al costo di oltre 30 euro, mentre nella versione destinata alle edicole costa solo 8,90 euro. Chiunque ami l’avventura, le storie scritte bene (lo sceneggiatore è Mauro Boselli) e disegnate meglio, non può lasciarselo sfuggire. Per una volta le aspettative del pubblico, suscitate anche dal bellissimo trailer, non vengono tradite.

Claudio Villa è un disegnatore ben noto ai lettori di Tex. Dal numero 401, uscito nel 1994, realizza le copertine della serie regolare. La prima avventura di Aquila della Notte – questo il nome indiano del personaggio – Villa l’aveva firmata nel 1986. Si intitolava Il ranch degli uomini perduti. Si tratta di una storia breve, che copre per intero l’albo 311 e circa venti pagine del 312. Curioso che per la storia precedente a questa (La tragedia della “Shanghai Lady”, albi 309-310), anch’essa piuttosto breve per gli standard della serie, abbia collaborato per la prima volta alla sceneggiatura Mauro Boselli, l’altro autore di quest’ultimo “Texone”. Dal 1986, per entrambi anno d’esordio nello staff che dà vita alle avventure di Tex, a questo speciale del 2020: trentaquattro anni di attività la dicono lunga sulla cura e sulla dedizione con cui si realizza questo fumetto. Al giorno d’oggi credo sia un fatto raro. E l’attenzione al prodotto è senz’altro uno dei fattori del suo straordinario successo: Tex è il fumetto italiano più longevo, e uno dei più longevi in assoluto nel panorama del fumetto mondiale. La sua prima galoppata in edicola la fece nel lontano 1948!

Ma torniamo a Claudio Villa. Ricordo bene Un artiglio nel buio (albi 381-384 del 1992), una delle prime storie che lessi, quando avevo dieci anni. Vi faceva il suo esordio uno dei cattivi più popolari della serie, la Tigre Nera, e mi colpirono moltissimo sia il fascino perverso di questo genio del male, principe malese in esilio nonché capo di una setta di assassini e trasformista, sia l’atmosfera fortemente evocativa dell’ambientazione (la fortezza malese con i suoi trabocchetti alla Indiana Jones).

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Due tavole di Claudio Villa, dagli albi 383 e 384

Villa è appunto un maestro per il realismo con cui delinea la fisionomia dei personaggi, compresi quelli secondari, e per la sua capacità di creare mondi misteriosi e affascinanti. Presta grande attenzione al dettaglio e alla psicologia, come risulta evidente dai suoi intensi primi piani, ma sa essere parimenti accurato e sintetico quando tratteggia lo sfondo su cui l’avventura va a collocarsi. Gianmaria Contro, nell’intervista al disegnatore riportata in Tex l’inesorabile, parla di “classicità”, rintracciabile “nell’accuratezza anatomica, nel drappeggio delle vesti, nei volumi e nelle ombreggiature”. Ecco, in tempi in cui va di moda Zerocalcare, è questa classicità che va fatta conoscere e apprezzare alle giovani generazioni, questo impegno paziente, questo amore per il bello e per il proprio lavoro.

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Due tavole di Tex l’inesorabile

Ma di Tex l’inesorabile non sono classici soltanto i disegni. Anche la storia, scritta con grande senso del ritmo da Mauro Boselli, ripropone una lunga serie di situazioni ricorrenti nel genere western: il gruppo di tutori della legge asserragliati in prigione per sorvegliare il pericoloso bandito in attesa dell’esecuzione, e respingere eventuali assalti dei complici ancora a piede libero, l’inseguimento tra i canyon, i duelli, l’attacco notturno degli indiani, la sfida finale. Ogni volta, però, Boselli è capace di sorprendere il lettore con le sue variazioni sul tema, come nella scena dello scontro a fuoco nel recinto dei cavalli, dove i quadrupedi non fanno da elemento di contorno, ma partecipano direttamente all’azione.

Dunque un’opera classica e innovativa al contempo. Duecentoquaranta pagine in cui non compare nemmeno una donna, e anche questo fatto è da rimarcare. Non per misoginia, ma perché le presenze femminili, nelle storie d’avventura, non fanno che rallentare inutilmente il ritmo: su questo si sarebbero trovati concordi Gianluigi Bonelli, il creatore di Tex, e il regista Sergio Leone. Oppure vengono inserite indebitamente come omaggio al femministicamente corretto: succede per esempio nell’ultima versione cinematografica del Richiamo della foresta di Jack London, in cui uno dei padroni del cane Buck, François, diventa Françoise. Come se fossero esistiti corrieri postali donne nello Yukon di primo Novecento! Una delle tante assurdità con cui una certa cultura, oggi egemone, pretende di riscrivere la storia, salvo poi ergersi a paladina della memoria.

Tex l’inesorabile, invece, è un fumetto politicamente scorretto senza essere politico. “Scorretta” è la vicenda stessa: è chiaro che lo sceneggiatore non si è posto alcun obiettivo politico o ideologico, né in un senso né nell’altro (del resto la storia risale al 2002). Un fumetto di valore e di valori. Tex è l’unico eroe a tutto tondo che ci sia rimasto, il solo a lottare per la giustizia, a sapere sempre dove sta il bene e dove sta il male. Anzi, Tex resta l’unico uomo a tutto tondo: virile, sicuro di sé, paterno… Non fatelo leggere alla Boldrini o alla Littizzetto.

E vorrei chiudere con un accenno proprio a quest’ultima tematica: la paternità. A ben vedere, Tex e i suoi pard costituiscono una vera e propria famiglia. Tex e Kit sono padre e figlio. Lo “zio” Carson sostituisce la figura materna come la può vedere un adolescente: borbotta sempre e viene costantemente rassicurato da Tex. Al giovane Kit non manca neppure l’amicizia virile, incarnata da Tiger Jack, una sorta di fratello maggiore portatore della saggezza indiana. Da questa prospettiva, l’epopea di Tex si può leggere come un romanzo di formazione di cui i nostri ragazzi, e mi riferisco proprio ai ragazzi maschi, hanno un disperato bisogno, oggi più che mai.

Qualche anno fa, gli studenti americani elessero Homer Simpson come il padre migliore del mondo. Homer Simpson (pigro, mangione, teledipendente) è il padre che molti di noi hanno avuto. Tex è il padre che tutti avremmo voluto avere. E che tutti vorremmo diventare: per questo gli siamo così affezionati.

Cordiali saluti

Emanuele Gavi