Una grandiosa dichiarazione d’amore

Egregio Direttore,

nel giorno di San Valentino perché non riscoprire qualche poesia d’amore, di quelle che magari si sono studiate ai tempi del liceo, e poi sono finite chiuse in un cassetto della memoria? (Ragazzi, che metafora! nemmeno Alessandro D’Avenia avrebbe saputo fare di meglio! neppure Cristina D’Avena!)

Chi scegliamo? Neruda? Alda Merini? Cavalcanti? Il mio preferito resta Gozzano: per le dichiarazioni d’amore è il più indicato. Senta, Direttore, come faceva colpo:

Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga…

E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d’efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l’iridi sincere
azzurre d’un azzurro di stoviglia…

(tratto da La Signorina Felicita ovvero la felicità, 1909)

Quando spiego i crepuscolari, dedico sempre questi versi alle mie alunne. Si commuovono tutte. Se poi in classe c’è qualche ragazza bionda con gli occhi azzurri, si squaglia letteralmente, soprattutto quando sente la metafora finale, con quell’azzurro di stoviglia che rimanda a un’esistenza intessuta di piccole cose: faccende domestiche, pulizie, torte fatte in casa…

Non è solo ironia, quella di Gozzano e la mia. C’è veramente una grande bellezza nei gesti più quotidiani, se compiuti con amore: anche nella banale operazione di mettere in ordine la camera da letto c’è un principio di resistenza alla sciatteria, alla sporcizia, al caos. Pulire il bagno non è squallido, è bello. Sia chiaro: a casa mia lo faccio anch’io. È squallido un bagno sporco, non un bagno rigenerato, pulito. Per madre Teresa di Calcutta le cose pratiche, apparentemente insignificanti, assumono un enorme significato spirituale (così Leo Maasburg in Madre Teresa. Istantanee di una vita, p. 103). Ecco perché come le suore non pulisce nessuno.

A Primo Levi lo insegna il quasi cinquantenne Steinlauf, come lui internato ad Auschwitz, un sergente dell’esercito austro-ungarico che rivive nelle prime pagine di Se questo è un uomo. Ogni giorno al lavatoio Steinlauf si strofina collo e spalle, non tanto per una questione di igiene (non ha sapone: dopo mezz’ora trascorsa a portare sacchi di carbone sarà lercio come prima), ma perché questo rito quotidiano diventa lo strumento di una possibile sopravvivenza, morale prima ancora che fisica.

E c’è bellezza anche nelle donne semplici, ordinarie, dall’aspetto dimesso. Non nelle sciattone, non confondiamo. La bellezza cantata da Gozzano, quella della Signorina Felicita, è la bellezza della bontà, della timidezza, dell’ingenuità, della vita tranquilla in campagna… Della sincerità e della spontaneità. Della pulizia di un’anima candida.

Più o meno il contrario delle polpette avvelenate che ci propina quotidianamente mamma tivù.

Buona festa degli innamorati

Emanuele Gavi

 

Tu m’hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e più d’ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Secondo me la Signorina Felicita sapeva anche cucinare…