Geniale. Per non farsi rubare il futuro dagli adulti, Greta insegna ai giovani a rubarselo da soli. E il neoministro dell’Istruzione approva

Egregio Direttore,

lo sciopero scolastico è una solenne sciocchezza, come ho cercato di dimostrare mesi fa. È una pratica profondamente diseducativa, qualunque sia il fine perseguito, per quanto nobile possa essere.

La scuola è l’attività più importante nella vita di un adolescente, quella che costruisce il suo futuro, e non parlo solo del futuro lavorativo. Altrimenti perché in Italia vige l’obbligo di istruzione dai 6 ai 16 anni? Obblighiamoli a lavorare, bambini e ragazzi. Un tempo lo facevano. Obblighiamoli a guardare la televisione, magari la diretta integrale delle sedute plenarie dell’Assemblea generale dell’ONU. Obblighiamoli a fare sport. Oppure a raccogliere i rifiuti. Ad aiutare le vecchiette con le borse della spesa.

Invece no: i giovani devono andare a scuola, perché dalla scuola passa il loro futuro. Che qualcuno li inciti a saltare la scuola per una qualsiasi protesta, come fa Greta Thunberg, non è ammissibile. Che poi Greta lo faccia proprio per salvaguardare quel futuro che, a suo dire, gli adulti stanno rubando alle nuove generazioni, sfiora l’assurdo. Che, infine, un Ministro dell’Istruzione come Lorenzo Fioramonti, fresco di nomina nel governo Conte-bis, incoraggi lo sciopero scolastico, pur con le mille cautele dei documenti ministeriali (qui si può leggere la circolare), “stante il valore civico che la partecipazione riveste”, parrebbe surreale se non fosse che quel governo è supportato dagli stessi poteri forti che hanno costruito il personaggio Greta. Che è tutto fuorché un fenomeno spontaneo come ci vogliono far credere (“Greta Thunberg, il carisma di giovinezza e ribellione” titola il Corriere della Sera: ma ci prendono proprio per fessi?).

Caro Direttore, chi osasse opporsi a un bambino sarebbe subito condannato come brutale e insensibile. Il bambino è un’arma formidabile della propaganda. E come tale viene usato. L’abbiamo visto anche in questi giorni, con l’epico faccia a faccia di Greta e Donald Trump alle Nazioni Unite: Greta avrebbe “fulminato” Trump con un’occhiataccia, e il presidente l’avrebbe “ignorata”. Peccato che sia una delle tante manipolazioni mediatiche a cui siamo sottoposti: Trump non si era nemmeno accorto della presenza di Greta (le voltava la schiena), e “fulminare” alle spalle, beh, se non fosse che si tratta del “puzzone” Trump, contro cui tutto è permesso, parrebbe quasi una vigliaccata. Sul sito orwell.live si può trovare la corretta ricostruzione dei fatti.

Ma il bello è che Greta non è nemmeno una bambina. Si presenta con le sue treccine bionde, ma non è Heidi. È Greta, non Gretel. Si definisce una bambina (in un passaggio del suo discorso alla Cop  24 lamenta il fardello che gli adulti hanno addossato to us children, “su noi bambini”: qui al minuto 1.08), ma non lo è: ha 16 anni, e a gennaio ne compirà 17.

greta gretel

Dopo l’occhiataccia a Trump, Greta fulmina anche la parrucca Gretel

Non riusciamo proprio a capire quanto tutto ciò suoni come terribilmente falso, o non vogliamo capirlo, perché ci spaventano le conseguenze di una presa di posizione non ossequiosa nei confronti di chi detiene il potere, di chi manipola l’opinione pubblica, e della massa stessa che viene indottrinata ed è pronta ormai a seguire il primo pifferaio di Hamelin? Il politicamente corretto sta raggiungendo livelli degni davvero dell’Unione Sovietica, dove le gesta del piccolo Pavlik Morozov venivano celebrate e sfruttate da Stalin (qui il parallelo Pavlik-Greta).

Vorrei ricordare che il riscaldamento globale di origine antropica è una teoria. Non è una verità assoluta e intoccabile, come denunciano molti tra gli scienziati stessi, per esempio coloro che hanno sottoscritto un appello contro il catastrofismo climatico, non più tardi del giugno scorso.

Vorrei ricordare che le variazioni di temperatura si sono sempre verificate nella storia del clima del nostro pianeta: si legga qui sull’Enciclopedia Treccani.

Vorrei ricordare, infine, che manifestare per le strade ha certamente un valore civico, ma soltanto se vado a manifestare le mie idee, non quelle di una mia coetanea svedese che dice di essere non una mia coetanea, ma una bambina, e cita studi che non può avere svolto lei in prima persona, quindi parla di argomenti che non conosce direttamente. E ricordiamoci, in ogni caso, che per un adolescente andare a scuola ha un valore civico infinitamente superiore ad ogni altra manifestazione e attività. Perché nessuno gli possa togliere il futuro.

Cordiali saluti

Emanuele Gavi