Io, prof. dissidente, e il mobbing di Stato

Egregio Direttore,

un paio d’anni fa ragionavamo insieme sulla cosiddetta didattica a distanza e su cosa aveva significato per me, docente di lettere alle superiori. Fu un esperimento in gran parte fallito, come testimoniano gli studenti stessi. Ora siamo passati dagli esperimenti didattici a quelli sulla pelle della gente, con le punture a ripetizione, anche cambiando tipo di “vaccino” da una dose all’altra, anche sottoponendo all’inoculazione le donne incinte e i bambini… A proposito di donne incinte, negli Stati Uniti gli attivisti pro aborto si battono contro la storica (e mite) sentenza della Corte Suprema perché “il corpo è mio e lo gestisco io”, con l’appoggio di Biden e compagni: che coraggio ribellarsi quando si ha dalla propria parte chi detiene il potere! A loro va tutta la solidarietà degli intellò nostrani, ma stranamente nessuno di questi signori si accorge che da un anno e mezzo il principio della sovranità sul proprio corpo è calpestato proprio dall’obbligo vaccinale, imposto prima ai lavoratori della sanità, poi al personale scolastico e alle forze dell’ordine (scuola e comparto sicurezza: i primi due ambiti su cui mette il cappello qualunque regime), infine, anche se molto più blandamente, a chi ha più di cinquant’anni.

Sono certo che Nessun Giornale me lo chiederà, e appunto per questo vorrei rispondere alla domanda: come è andato quest’anno scolastico da “no vax”? Vediamo.

Luglio: la bugia al potere, l’odio diffuso tra i sudditi

Era il 22 luglio 2021 quando il sig. Draghi introdusse il Green Pass, evocando la morte per chi non si fosse vaccinato e incolpandolo della morte altrui. Questo ha significato due cose per noi insegnanti dissidenti. Abbiamo cominciato a vivere nell’angoscia per il timore di essere sospesi (ma neanche troppo velatamente ci veniva fatta balenare la probabilità di perdere il posto: si noti per esempio il tono inquisitorio con cui Corrado Formigli si rivolge a questa coraggiosa professoressa, alla quale a un certo punto chiede: “Quanto può andare avanti con questo braccio di ferro? Lei è pronta a perdere per sempre quel lavoro?”). Ma ancora peggiore è stata l’indifferenza, quando non l’ostilità più o meno esplicita, con cui siamo stati trattati da colleghi, amici e parenti inoculati. Da quel momento in poi non c’è stata più possibilità di discussione: il gelo. E questo almeno fino a gennaio, quando l’esplosione dei contagi tra i “vaccinati” ha messo anche i ciechi volontari di fronte alla luce del sole, anche se in tanti insistono ancora oggi a non voler vedere, per cui si mantengono i rapporti, se si mantengono, con un imbarazzato silenzio sull’argomento.

Del resto, che c’è da stupirsi? È anche il periodo in cui ogni offesa contro i “no vax” è lecita e benedetta dal potere (qui un elenco che temo non sia esaustivo). Per le strade di Genova, la mia città, campeggiano manifesti della Regione Liguria, governata da Giovanni Toti, che prendono di mira i dissidenti con toni solo apparentemente scanzonati (in realtà si tratta di insulti belli e buoni). Con l’eccezione della Verità di Maurizio Belpietro, tutti i maggiori quotidiani, da Repubblica a Libero, ci trattano come se fossimo dei criminali, quando non ci definiscono tali. Non c’è più né destra né sinistra: il sostegno a Draghi, e alla sua narrazione falsa, è unanime. Ogni sabato, per mesi e mesi, in tutte le più grandi città si organizzano manifestazioni pacifiche contro il Green Pass, ma quella che è probabilmente la più grande mobilitazione popolare dell’ultimo mezzo secolo viene snobbata o denigrata.

Agosto: il ricatto si avvicina

Agosto d’angoscia, dunque. E sì che avremmo avuto bisogno di riposo, dopo l’anno scolastico che ci avevano fatto passare alle superiori, con una scuola aperta a singhiozzo. La prospettiva era quella di essere sospesi ai primi di settembre, per non cedere a un ricatto tra l’altro negato ufficialmente: a parole nessuno ci obbligava all’inoculazione, perché avevamo la possibilità di andare al lavoro facendoci un bel tampone nel naso ogni due giorni, quindi tre volte alla settimana. E lasciamo stare il fatto che chi ha ceduto a questo vergognoso ricatto ha firmato un modulo di consenso “libero e informato”: “libero” come si vede non era, tantomeno “informato” visto che ci sono enormi zone d’ombra nella sperimentazione dei vax e nella successiva gestione della campagna vaccinale, tra contratti secretati, scudi penali, segreto militare, farmacovigilanza inesistente, reazioni avverse negate, morti sospette…

Emergono diversi avvocati (Fusillo, Granara, Sandri, Musso, Mori, Fontana…) che si impegnano a difenderci, a difendere non solo noi che resistiamo all’inoculazione forzata, ma anche la Costituzione e la libertà di tutti. Seguiamo le loro dirette, intraprendiamo iniziative legali, spendiamo soldi… Sarà tutto inutile.

Settembre: tamponi stonati

Tre tamponi la settimana sembrava una strada impraticabile proprio dal punto di vista materiale, fisico. E andare avanti così fino a quando? Nessuno si illudeva che la misura terminasse a fine dicembre, come previsto dal decreto. Dunque tamponarsi tre volte a settimana per tutto l’anno scolastico? Arrivando a giugno con le vie respiratorie devastate? Senza contare il costo e la perdita di tempo.

Ma ai primi di settembre si apre miracolosamente la strada del tampone salivare. Si ricorda, Direttore? Era il periodo in cui Salvini aveva il pallino dei tamponi salivari, sosteneva che la Lega ne avrebbe introdotto la possibilità per i cittadini. Il che sarebbe stato meritorio senonché, come abbiamo scoperto noi compagni di sventura, i tamponi salivari erano già fattibili, benché poco diffusi. Trovate le farmacie in cui erano disponibili, ci siamo recati lì e una mia parente, sputando in un piccolo cono di carta, ha ottenuto il Green Pass per due giorni. Dunque il sistema elettronico che emette il lasciapassare contemplava questa possibilità a cui nessuno mai nemmeno accennava, di cui nessuno era al corrente. Quel gentile farmacista ci comunicò che lui li stava facendo già dal gennaio precedente, senza problemi. D’altronde il virus non si veicola con le goccioline di saliva?

Tutto risolto, si potrebbe pensare. Ovviamente no, perché dopo due giorni questa mia parente è tornata dallo stesso farmacista il quale riceve, proprio davanti a lei, una telefonata da Federfarma che blocca all’istante i tamponi salivari. D’ora in poi solo quelli nasali: altrimenti il ricatto dove va a finire?

Dunque fine dei giochi. Non avevo intenzione di farmi perforare le narici fino al cervello. Tra l’altro sono pure un soggetto asmatico, rinitico, ho il setto nasale deviato, non parliamo dei turbinati… Sarò sospeso. Ne approfitterò per leggere finalmente tutti i libri che mi ha regalato Renzi con la Carta del Docente. Invece no. In quelle settimane convulse si creano reti spontanee di cittadini che cercano soluzioni praticabili, e quando le trovano le condividono. Insegnanti e non solo, visto che l’obbligo di presentare il Green Pass si avvicina anche per le altre categorie (sarebbe poi scattato il 15 ottobre).

Veniamo così a sapere che alcuni farmacisti effettuano i tamponi “in modo delicato”. E ci rivolgiamo a loro. Che fanno i tamponi con grande attenzione, anche se, pur con tutta la buona volontà, non si può pretendere di sfruculiare le narici senza irritarle: come ho detto, io qualche problema alle vie respiratorie ce l’ho, certificato, per cui mi capita che dopo un tampone mi venga un attacco di rinite che dura anche un’ora. Pazienza. Lunedì tocca alla narice destra, mercoledì alla sinistra, sabato di nuovo alla destra. La settimana dopo l’inverso. Per fare un tampone ci vogliono pochi minuti ma, nonostante si sia prenotato, capita di dover aspettare. Inoltre l’esito non è immediato, per cui è necessario aspettare di nuovo, in piedi in farmacia (o fuori, per strada, a seconda. L’8 dicembre aspetteremo sotto la neve). La farmacia è vicina a casa, grazie al cielo, ma, se aggiungiamo il tragitto di andata e ritorno, per un tampone si impiega in media un’ora. Sono tre ore alla settimana, per un costo di 15 euro a tampone (45 la settimana, circa 180/200 al mese). A un certo punto introducono un carnet da 10 tamponi da pagare preventivamente, col quale si risparmia qualche euro. Si vocifera anche di farmacie che fanno tamponi a 5 euro, ma sono più lontane, e non ho mai verificato se si trattasse di realtà o della leggenda del Prete Gianni.

Al di là del fastidio fisico si perde un mucchio di tempo. Devo rinunciare allo sport. E poi c’è l’assurdità della situazione: noi siamo costretti a certificare di essere sani, ogni due giorni, mentre chi ha fatto l’iniezione si può ammalare e andare in giro tranquillamente, tanto nessuno lo controllerà. La discriminazione è evidente, e la viviamo sulla nostra pelle. Siccome siamo insegnanti (non si sa per quanto ancora, a dire il vero), cerchiamo di trarne una lezione: adesso capiamo cosa hanno provato gli ebrei all’epoca delle leggi razziali, o i cristiani dei primi secoli. Cioè: lo capiamo nel nostro piccolo, noi che siamo discriminati anche se non a quei livelli, ovviamente (per ora, ma in futuro?). Noi non rischiamo la vita, è vero. Rischiamo soltanto che ci impediscano di lavorare, che ci tolgano lo stipendio, per un periodo indefinito. Che è un po’ una condanna a morte anche questa, come fa notare l’avvocato Mori, togliere i mezzi di sussistenza a una persona, ma è tanto più gentile dei modi sbrigativi di un Nerone o di un Hitler.

Noi però capiamo qualcosa di più profondo. Che i cristiani, gli ebrei, chiunque venga discriminato soffra, lo sapevamo. Ma ciò che realizziamo è la sofferenza aggiunta data dall’indifferenza e dall’ostilità di cui dicevo. Il potere ci vuole schiacciare, ma non ce la fa. Noi resistiamo. Quello che ci pugnala l’anima è la volontà di non vedere che notiamo in chi ci circonda. Siamo diventati invisibili. Abbiamo cominciato a vergognarci di noi stessi, anche se mai ci siamo vergognati delle nostre idee. Ce l’avevano raccontato, ma bisogna esserci passati, per capirlo. Passando per i corridoi della mia scuola io ho preso a camminare lungo i muri, come un’ombra, cercando di non incrociare i colleghi. Qualcuno mi ha tolto il saluto: pochi, a dire il vero. Ma con gli altri, con quelli che sapevano, c’era un grande imbarazzo.

Questa è stata la lezione dell’anno scolastico 2021-2022: ho capito che chi è perseguitato viene anche abbandonato dai suoi simili, e ho capito quanto essere abbandonato sia doloroso per un perseguitato, che si aspetterebbe solidarietà e aiuto da parte di chi considerava delle brave persone, quando non addirittura degli amici. Ho capito che il fascismo come categoria dell’anima è ben presente nell’italiano medio di oggi. Che l’antifascismo è un comodo paravento per il suddetto italiano. E che gli insegnanti, con tutte le loro lauree, le loro abilitazioni e i loro corsi di aggiornamento, insomma con la loro “cultura”, non si collocano al di sopra della media, ma anzi al di sotto, perché questa “cultura” non è altro che conformismo e servilismo. Come dice, Direttore? Non si può parlare di persecuzione? E allora come spiega quello che è avvenuto poi?

Ottobre: tamponare due narici al prezzo di una

A settembre, quando siamo entrati nel tunnel dei tamponi, abbiamo cercato di contrattare sul prezzo: 15 euro, per un bastoncino che alla farmacia ne costerà uno o due, ci sembravano eccessivi. Ci hanno cortesemente spiegato che la tariffa teneva conto di diversi fattori, tra cui il corso che i farmacisti hanno dovuto svolgere per poterli effettuare. Dunque erano titolati, preparati, e profondamente edotti sulla tecnica di raccolta del materiale da analizzare. Il che giustificava i 15 euro. Mi pare fossimo alla fine di ottobre, quando alle farmacie arriva un contrordine: il tampone si deve infilare in entrambe le narici tutte le volte. E il corso? Le lezioni? Ciò che andava bene fino a quel giorno, adesso non bastava più? Di nuovo una stretta, come era accaduto coi tamponi salivari.

Ora, è chiaro, egregio Direttore, che tutto questo non ha nulla a che fare con la scienza, ma si configura come l’escalation di una persecuzione. Non è che nuove scoperte avvenute nel mese di ottobre abbiano messo in luce la necessità di bucare due narici anziché una. Semplicemente al governo hanno realizzato che i tamponi non risultavano abbastanza invasivi, che la gente resisteva. I tamponi sono stati usati come strumento di vessazione fisica. Non dico tortura, perché sarebbe un’esagerazione. Ma una vessazione lo è stata. E quel senso di vergogna a cui accennavo sopra deriva con ogni probabilità anche dall’umiliazione data da questo piccolo ma reiterato dolore.

Novembre: non era un obbligo, vero?

Ufficialmente l’obbligo vaccinale non esisteva, perché sarebbe stato anticostituzionale, contrario al regolamento europeo stesso con cui è stato introdotto il Green Pass etc. etc. A fine novembre, però, diventa ufficiale: per chi lavora nella scuola viene sancito l’obbligo di puntura, perché Draghi può tutto. Per cui da metà dicembre non basta più nemmeno il tampone binarice. Si viene sospesi in ogni caso. Il Green Pass diventa Super Green Pass. L’escalation continua. A questo punto io e gli altri colleghi della mia scuola non inoculati (che poi sono tutte colleghe, a dire il vero) non vediamo altre possibilità di continuare ad andare al lavoro. Ora, siccome se devo uscire di scena mi piace farlo con stile, e non nascondendomi come il topo di fogna in cui vorrebbe trasformarmi Burioni, scrivo una breve e-mail a tutto il personale dell’istituto dove insegno (preside, insegnanti, bidelli, tecnici, segretarie…), in cui chiedo se ci sia qualcuno, destinato ad essere sospeso come me, che abbia piacere a conoscere altri malcapitati e a confrontarsi con loro. La mia è una scuola grande, con tre plessi: le voci girano ma non abbiamo idea di quanti si trovino nella nostra situazione. Al nostro gruppo di insegnanti si aggiunge solamente un’altra persona che lavora in segreteria. Siamo una decina su quattrocento lavoratori. Il sig. Draghi è stato bravo. Non è buono, ma è bravo.

Dicembre: arriva la sospensione e la Provvidenza agisce

Ci incontriamo con i colleghi dissidenti, più che altro per cercare un supporto l’uno nell’altro. L’unione fa la forza, e noi non siamo in condizioni magnifiche. Sono stati mesi duri: c’è chi litiga col proprio marito, chi ha crisi di pianto ricorrenti, chi soffre di insonnia, chi ha sviluppato l’intolleranza al lattosio… Soluzioni non se ne vedono, ma almeno nessuno si sente solo. E io condivido diversi messaggi di solidarietà da parte di colleghi inoculati, che ho ricevuto a seguito della mia e-mail. Come sempre succede in questi casi, una buona parola arriva anche da chi non te lo aspetti, mentre tanti in cui confidavi sono scomparsi. Ognuno di noi è in una situazione leggermente diversa: oltre ai forzati dei tamponi c’è chi si è messo in aspettativa a partire da settembre, ma in questo modo fa il gioco del governo, perché non lavora e non guadagna; c’è chi è prossimo alla pensione, e ostenta disincanto; chi invece è giovanissimo, entusiasta dell’insegnamento, e teme di compromettere tutti i sacrifici che ha affrontato per abbracciare questa professione… Ci accomuna l’esperienza di quest’ultimo periodo: l’emarginazione sociale e in molti casi familiare. Io spero di ritrovare alcuni amici in futuro, anche quello che si è definito “greenpassista convinto”. Dico “ritrovare” pensando al celebre romanzo “L’amico ritrovato” di F. Uhlman: ci ritroveremo, forse, quando l’incantesimo maligno sarà svanito, e avverrà il risveglio delle coscienze, che mi auguro sia il meno traumatico per tutti, anche se temo non sarà così. Per ora mi affido alla Provvidenza, e così dico agli altri dissidenti. Soluzioni umane non se ne vedono.

Ah, ci accomuna anche un altro elemento: nessuno di noi guarda la televisione. L’ipnosi di massa passa di lì.

E arriva martedì 21 dicembre. A scuola sono molto gentili con me, mentre mi sospendono. Qualcuno anche affettuoso. Si vede che dispiace a tutti. Prendo il foglio di questa comunicazione, così laconica e asettica, come un attestato di merito, e me ne vado a Messa. Non sono sereno, ma nemmeno abbattuto. E da credente so di non essere solo. Dopo la Messa mi fermo a pregare. Come esco dalla chiesa riaccendo il cellulare: mi è arrivato un messaggino da un parente, che mi comunica che a casa sua sono tutti ammalati di Covid. È una risposta alle mie preghiere? Io non credo al caso. Credo alla Provvidenza.

Quelle che seguono sono giornate convulse. Non ho un minuto libero, perché i miei parenti hanno contratto il Covid in forma grave e non l’hanno curato come si deve (ora stanno tutti benissimo). Sei giorni dopo l’ho preso anch’io. Con il vantaggio di riconoscerlo subito, lo curo dai primi sintomi, seguito da bravissimi medici. Quattro giorni di febbre e tosse e uno strascico di stanchezza che dura per più di un mese. Quattro giorni di febbre e tosse che trascorro in gran parte al telefono. Mi chiamano per sapere come sto o per sapere come mi curo. Da quando è stato varato il Super Green Pass i contagi sono alle stelle, e tanti medici non indicano terapie, ligi al protocollo criminale del ministro Speranza: paracetamolo e abbandona il paziente. Per un paio di settimane dormo fino a dodici ore per notte, anzi per giorno.

Gennaio: il rientro a scuola

Col Green Pass da guarigione posso tornare a insegnare. Il 20 gennaio sono di nuovo a scuola: sono stato sospeso per un mese esatto. Gli studenti non fanno i salti di gioia. Non è stato mandato nessun supplente: la quinta, che a fine anno avrà l’esame di maturità, è indietro col programma. Io faccio molta fatica a tenere una lezione: sono un soggetto asmatico, e parlare con la mascherina mi risultava già difficile in sé, figuriamoci parlare a una classe di più di venti adolescenti, figuriamoci parlare a una classe dopo aver avuto il Covid, con l’affaticamento generale e respiratorio che mi ha provocato. Ogni tanto devo togliere la mascherina, e qualche studentessa protesta, mi rimprovera. Non possono farsi scappare l’occasione. Gli hanno dato in mano un’arma contro il professore. Ormai è ufficiale: io sono uno dei cattivi.

Pesce d’aprile: il colpo di coda

Nei mesi successivi si ammala mezzo mondo: colleghi, alunni, non inoculati e inoculati. I reietti possono così tornare al lavoro. Tranne un paio di colleghe, che non si prendono questo benedetto Covid. E ad aprile vengono reintegrate: ridanno loro lo stipendio, lunga vita a Sua Maestà! Sono state sospese “solo” per tre mesi e poco più, e non fino a giugno come era previsto. Però non possono tornare in classe, che diamine! A detta del Ministero dell’Istruzione sarebbe “un segnale altamente diseducativo”, essendo venuto meno “il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio”. E qui capiamo a cosa serviva l’obbligo vaccinale per il personale della scuola: la tutela della salute non c’entra nulla. Del resto il vax non previene i contagi. L’ho già detto che quella italiana è diventata una scuola di regime?

Le colleghe reintegrate dovranno riprendere a farsi i tamponi ancora per tutto il mese, e fino alla fine dell’anno saranno demansionate, cioè messe a svolgere lavori di segreteria, chiuse in biblioteca, con un orario che non è il loro… Direttore, se non è mobbing di Stato questo!

Io invece sono stato sospeso a gennaio soltanto. Ho perso uno stipendio, più la spesa dei tamponi. Però la sospensione ha avuto effetto immediatamente, mentre per riaprire il rubinetto se la sono presa comoda, e lo stipendio di febbraio mi è arrivato con quello di marzo. Dunque non ho visto un euro dal 15 dicembre al 23 marzo. E sono stato sospeso soltanto un mese. Più di tre mesi senza vedere un soldo: qualcuno crede ancora che questo governo ci voglia bene?

E se non mira al bene del popolo italiano, il governo Draghi quali obiettivi persegue? A me una prima risposta è venuta in mente, mentre ripercorrevo questo funesto anno scolastico. Perché vede, Direttore: si può essere fiduciosi nel vax o essere contrari, ma quello che non è accettabile è la connivenza con la vessazione e la persecuzione. C’è chi dice che sia il Covid funzionale al “vaccino”, e non viceversa come parrebbe. C’è chi dice invece che il Covid e il “vaccino” siano entrambi funzionali al Green Pass, al controllo sociale, alla svolta autoritaria a cui abbiamo assistito nel nostro paese. Ma quello che è certo è che questi signori sono riusciti a portare dalla loro tante brave persone, che probabilmente non si sono ancora accorte che di fronte all’ingiustizia non è possibile mantenersi neutrali: si diventa complici. E forse uno degli obiettivi era proprio questo: far perdere a tanta brava gente un po’ della sua anima.

Cordiali saluti

Emanuele Gavi