Elezioni europee 2019: l’accoglienza non è una virtù

Egregio Direttore,

questa domenica finalmente si tengono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. L’auspicio di tanti cittadini è che il voto di oggi segni un cambio di passo, e apra la strada a una vera riforma dell’Unione Europea.

Abbiamo bisogno di un’Europa più democratica e meno ideologizzata. Più umana ma nel contempo più pragmatica. Un’Europa che riscopra l’etica che ha rinnegato insieme con le sue radici, che sono cristiane e non multiculturali. Un’Europa in cui venga abbattuta la criptodittatura del relativismo, del politicamente corretto, della rivoluzione gender. Un’Europa che non accetti più di essere un colossale esperimento di Società Aperta, “Open Society”, nelle mani della finanza internazionale, ovvero George Soros (si veda qui e qui). Tra le altre amenità, Soros ritiene che la guerra alla droga sia “probabilmente più dannosa del problema della droga in sé” (traduco dalla presentazione che questo signore fa di sé sul sito della sua Fondazione).

La prima questione da risolvere è quella della sicurezza. Si continuano a ripetere i soliti slogan. E si continua a insegnarli ai bambini. Venerdì scorso in 120 paesi del mondo si è tenuta l’ennesima manifestazione ispirata a Greta Thunberg, la giovanissima attivista con le treccine e lo sguardo vitreo, creata ad arte per fingere di contestare chi la pensa in realtà come lei, spingendo così milioni di suoi coetanei boccaloni ad accodarsi (ne avevo scritto qui). I bambini, sfruttati loro malgrado dai media di regime, ripetevano la lezioncina al microfono degli intervistatori. Una di loro proclamava orgogliosa: “Chiudete i rubinetti e aprite i porti”. Ora, non si capisce che c’entri l’apertura dei porti coi presunti cambiamenti climatici.

Ma sì, apriamo i porti a tutti, nessuno escluso. Perché noi siamo buoni, e lo saranno senza dubbio anche tutti coloro che vogliono venire in Europa.

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La Pasqua di sangue in Sri Lanka ci ricorda invece che non tutti gli uomini sono buoni, casomai ci avessimo creduto davvero. E ci insegna che è necessario controllare severamente chi vuole trasferirsi su suolo europeo. Di errori ne abbiamo già commessi tanti. E come potrebbe essere diversamente, se abbiamo accolto chiunque si presentasse sulle nostre coste, se abbiamo accettato persone prive di documenti, di cui non sapevamo nulla? Questa non è accoglienza, questa è imprudenza, avventatezza, follia.

Dopo l’11 settembre, dopo gli attentati di Madrid (2004) e Londra (2005), dopo la lunga sequenza di stragi che dal 2015 hanno insanguinato Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Manchester, Barcellona, dopo Charlie Hebdo e il Bataclan, dopo gli stupri di massa avvenuti a Colonia la notte di Capodanno 2016, dopo la recentissima epidemia di stupri in Spagna, dopo che in Italia abbiamo rischiato una strage di ragazzini (ne ho scritto qui), dopo che Pamela Mastropietro è stata violentata, uccisa, scuoiata e fatta a pezzi (probabilmente da un signore a cui la parrocchia pagava l’affitto quando costui era già stato condannato per droga), dopo altri mille casi di cronaca nera, dopo tutto questo sono riusciti a farci sentire in colpa lo stesso, se chiediamo di chiudere le frontiere. Un capolavoro politico, non c’è che dire. E come fai a non sentirti in colpa, se dalla loro hanno persino il Papa, che invita all’accoglienza di chiunque un giorno sì e l’altro pure? Se Bergoglio ha addirittura coniato la formula “In Cristo migrante”, che è un falso storico? Se si mette a baciare i piedi a leader africani implicati in una sanguinosa guerra civile? Una guerra in cui il governo – accusano le Nazioni Unite – legittima gli stupri per evitare di pagare lo stipendio ai soldati.

E poi ripetono le solite giustificazioni dell’immigrazione incontrollata.

“Non si può generalizzare!” Andatelo a dire ai genitori di Pamela Mastropietro, che non devono generalizzare. Andatelo a dire alla polacca ripetutamente stuprata a Rimini nell’agosto del 2017. Quanto sia fasulla la sbandierata bontà di questi signori lo rivela con estrema chiarezza l’indifferenza che mostrano nei confronti delle vittime.

“La mafia nigeriana? Ma anche noi italiani abbiamo i nostri mafiosi!” Appunto. Visto che siamo già ricchi di Cosa nostra, camorra, ’ndrangheta, Sacra Corona Unita, importiamo anche la mafia nigeriana, i clan georgiani, la malavita albanese (si veda questa dettagliata inchiesta dell’Espresso). C’è posto per tutti, in Italia. Accogliamo tutti.

Dobbiamo smetterla. Smetterla di sentirci in colpa se chiediamo ai nostri governanti di adoperarsi per il bene della nostra società e per la sicurezza nostra e dei nostri figli. I porti vanno chiusi, anche per ridurre quel piccolo effetto collaterale, di cui Soros & C. non si preoccupano affatto, che sono le morti in mare (ne avevo scritto qui). Le frontiere italiane ed europee devono essere invalicabili per chiunque possa rappresentare un pericolo per noi. Questo non è egoismo: questo è buon governo. Tra l’altro, un controllo rigoroso andrebbe a vantaggio anche dei pochi rifugiati veri, che cercano scampo in Occidente e spesso incontrano solo diffidenza e ostilità, come racconta in un video questa donna fuggita dall’islam.

In primo luogo dobbiamo chiudere le frontiere e, se ci battiamo per l’integrazione, tenerle chiuse finché a ognuno dei ragazzoni africani che ciondolano per le nostre strade non sarà dato un lavoro, che è lo strumento imprescindibile per integrarsi in una società e per poter vivere dignitosamente, non da accattoni. Dare un lavoro è accoglienza, costringere a vivere di elemosine è menefreghismo.

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Ma non basta, caro Direttore. Dobbiamo proteggerci anche da coloro che si trovano già sul nostro territorio. È una questione tremendamente urgente. Ce lo chiedono le vittime. Ce lo impongono i terribili casi di cronaca a cui ho accennato, che si susseguono senza sosta. Altrimenti sì che saremo tacciabili di indifferenza. Che la storia ci presenterà il conto.

Chi verrà dopo di noi, e pagherà il prezzo più alto di politiche caritatevoli a parole, ma scellerate nei fatti, ci accuserà di esserci voltati dall’altra parte, perché non abbiamo difeso la nostra gente, non abbiamo accolto il grido di dolore delle vittime e dei loro parenti, non abbiamo medicato la loro sofferenza, assuefatti come eravamo all’ideologia del relativismo, del terzomondismo, del multiculturalismo, del mito del buon selvaggio che nega la dottrina del peccato originale e l’esistenza del male nel mondo.

Dunque risulta improcrastinabile l’espulsione dall’Europa di tutti coloro che rappresentano un pericolo per gli europei: gli affiliati a gruppi religiosi estremisti, i terroristi, i foreign fighter, i criminali comuni che vengono scarcerati in Tunisia e prendono il mare per venire da noi. Chi tratta le donne come schiave sessuali. Coloro che odiano la democrazia. Tutti quelli che detestano la nostra storia, i nostri valori, la nostra religione. Vanno allontanati prima che il numero delle vittime salga. Non stiamo generalizzando: ogni vittima è una vittima di troppo.

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Non è accettabile, ed è estremamente pericoloso, che possano vivere in Europa persone che ridono e fanno festa quando Notre Dame viene distrutta dalle fiamme.

Qualcuno lo ricordi, al Papa, che tra le virtù cardinali l’accoglienza non c’è. C’è invece la prudenza.

Cordiali saluti

Emanuele Gavi